Eventi
Lunedì 11 maggio alle ore 16.30 alla Galleria de Beaut di Sinatra in Piazza San Carlo 201 si inaugura la mostra fotografica esposta fino a lunedì 18 maggio Timeless Hair Art Exhibition composta da ventiquattro scatti raffiguranti le immagini più iconiche della storia dell’acconciatura che hanno ispirato e tuttora ispirano l’hairstyling contemporaneo. A curare l’esposizione lo staff di EsteticaHair magazine fondato nel 1946 che festeggia ottant’anni di attività come punto di riferimento a mezzo stampa e poi web www.estetica.it per tutti i parrucchieri d’Italia e del mondo. Ad accompagnare la mostra il racconto appassionato diventato un vero e proprio libro pubblicato da Edizioni Esav di Roberto Pissimiglia editore e direttore di EsteticaHair e giornalista da cinquant’anni figura di riferimento nel mondo dell’acconciatura e della stampa specializzata. In occasione dell’inaugurazione della mostra Pissimiglia accenderà i riflettori su un mestiere quello del parrucchiere da sempre al centro della storia del costume e della società presentando il suo libro Hairitage Le venti eredità in compagnia di due ospiti d’eccezione. Da una parte Paola Gribaudo curatrice di libri d’arte Presidente dell’Archivio Gribaudo e già Presidente dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino che ha curato la post fazione del libro e che parlerà dei molteplici intrecci della pubblicazione con il mondo dell’arte. Dall’altra Diego Dalla Palma studioso di bellezza scrittore conduttore televisivo imprenditore e costumista che ha scritto la prefazione del libro e che parlerà della sua visione del mondo del beauty. L’autore racconta: Ogni taglio ogni colore ogni piega racconta una storia. E dietro ogni storia c è una persona in cerca di s stessa pronta a mostrarsi al mondo con una nuova luce e lancia una provocazione: Siamo sicuri che se Elvis Presley fosse rimasto biondo e Marilyn avesse mantenuto il suo castano scuro senza ascoltare i suggerimenti dei parrucchieri avrebbero poi riscosso lo stesso successo? L’evento avrà la durata di circa un’ora con a seguire visita della mostra e bicchierata in compagnia dell’autore e degli ospiti. Ingresso gratuito a numero chiuso fino a esaurimento posti con iscrizione al link https: tinyurl.com presentazione libro hairitage
dal: 30 apr, 2026 al: 12 mag, 2026
Un racconto per immagini costruisce un ritratto di David Bowie che parte da una relazione privata e attraversa l’intera traiettoria pubblica dell’artista. David Bowie mio fratello è il progetto dello scrittore David Lawrence in programma per la prima volta in Italia dopo l’esposizione a Parigi e Saint R my de Provence dal 17 aprile al 12 luglio a Spazio Musa Torino. Il punto di vista è definito dall’impianto della mostra: la figura di Terry Burns fratellastro di Bowie diventa il dispositivo attraverso cui leggere immagini testi e materiali. Non una retrospettiva ma un percorso che mette in relazione episodi biografici riferimenti culturali e costruzione dell’identità artistica. Il nucleo espositivo riunisce una serie di fotografie in parte realizzate da autori che hanno seguito Bowie lungo la sua carriera tra cui rari scatti di Denis O’Regan Philippe Auliac e Michel Haddi in parte provenienti da altri contesti. Le immagini non seguono una sequenza cronologica lineare ma si organizzano per nuclei restituendo passaggi trasformazioni e continuità. All anteprima stampa sono presenti i curatori David Lawrence e Francesco Longo.
dal: 11 apr, 2026 al: 1 ago, 2026
In occasione del novantesimo compleanno 29 marzo di Giorgio Griffa la Fondazione Giorgio Griffa via Oropa 28 a Torino presenta Summer 69 una mostra che torna a un momento fondativo della sua vicenda umana e artistica: l’estate del 1969. È allora che a Torino negli spazi della Galleria Sperone non ancora aperta al pubblico si incontrarono Giorgio Griffa Paolo Mussat Sartor e Gian Enzo Sperone. In quell’occasione informale Paolo Mussat Sartor realizza una serie di fotografie che ritraggono Griffa mentre lavora alle sue tele o le dispone negli spazi della Galleria. Non si tratta di semplici documentazioni: gli scatti restituiscono l’intimità di una stagione irripetibile catturando la concentrazione e insieme la leggerezza del gesto nel clima di una Torino attraversata da grandi fermenti. È un momento sospeso intimo e magico in cui la ricerca dell’artista maturata nel corso degli anni Sessanta trova una formulazione pienamente consapevole. L’esposizione riunisce alcune delle tele che compaiono negli scatti del 1969 presentate nell’Art Space della Fondazione accanto a una selezione delle fotografie originali di Sartor. L’accostamento permette di ricostruire il dialogo tra opera e immagine tra il tempo della creazione e quello della memoria restituendo al visitatore la densità di quell’istante creativo. Impronte di spugna di pollice di pennello. Olio per l’ultima volta e poi acrilico pastello e grafite. Colore steso con i pennelli ma anche con la spatola o con il dito pollice su tele grezze libere o liberate dal telaio. Segni primari. Il ritmo e il gesto umile e millenario di stendere e ripiegare la tela. La mostra riunisce 10 lavori storici realizzati tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta testimonianza di un passaggio cruciale nella pratica dell’artista segnato da un’intensa fase di sperimentazione tecnica e linguistica. In questi anni Griffa esplora diversi strumenti e modalità di applicazione del colore: accanto all’uso del pennello compaiono impronte di spugna come in Spugna 1969 o del pollice come in Pollice 1968 o ancora l’utilizzo della spatola in opere come Spatole bianche 1969 . Prima di adottare definitivamente l’acrilico Giorgio Griffa era solito utilizzare anche la pittura a olio in mostra è presentato uno degli ultimi lavori realizzati con questa tecnica Policromo verticale 1968 . In Linee orizzontali 1968 si vede invece l’utilizzo del pastello. Oltre alle caratteristiche tele utilizzate da Griffa sono esposte alcune opere intelaiate. Tra queste Pollice 1968 realizzata quando l’artista faceva ancora uso del telaio e Monocromo 1968 inizialmente intelaiata è stata successivamente liberata dal supporto in linea con la scelta che diventerà poi centrale nella pratica pittorica dell’artista. A completare la mostra otto tele realizzate nei primi mesi del 2026 esplorano nuovamente il ciclo pittorico Segno e Campo. A quasi sessant’anni di distanza dall’estate del 1969 queste opere testimoniano una ricerca viva che attraversa più di mezzo secolo e continua a interrogare lo spazio il tempo e il senso stesso del dipingere. Il percorso include infine due nuove fotografie realizzate da Paolo Mussat Sartor nel 2026 che ritraggono Giorgio Griffa nel suo studio esattamente cinquantasette anni dopo le immagini del 1969.
9 apr, 2026
Dal 1 aprile al 5 ottobre 2026 il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita la prestigiosa mostra MY NAME IS ORSON WELLES. Concepita dalla Cin mathèque fran aise e curata dal suo direttore Fr d ric Bonnaud l esposizione conta più di 400 pezzi alcuni mai esposti prima d’ora provenienti da varie collezioni pubbliche e private e dal Fondo Orson Welles del Museo Nazionale del Cinema. Allestita lungo la spettacolare rampa elicoidale dell’Aula del Tempio della Mole Antonelliana la mostra ripercorre la vita e la carriera del grande regista attraverso fotografie documenti d’archivio disegni manifesti materiali audiovisivi e installazioni. L’intento è di mostrare anche i lati meno noti ma altrettanto centrali di questo artista totale. Con questa mostra si rinnova il sodalizio con la Cin mathèque fran aise dopo l’esposizione dedicata a James Cameron afferma Enzo Ghigo presidente del Museo Nazionale del Cinema. Le nostre istituzioni da molti decenni hanno gettato le fondamenta per conservare tramandare e raccontare la storia del cinema e questa sinergia ci permette di portare avanti progetti condivisi di altissimo valore culturale. Raccontare Orson Welles significa mettere a fuoco un cambio epocale nella settima arte e noi ci impegniamo a farlo con un occhio sempre più attento alle nuove generazioni . Il percorso espositivo parte dall’Aula del Tempio dove il visitatore viene accolto da 3 schermi in tripolina sospesi a 18 metri di altezza intorno all’ascensore panoramico che esaltano la dimensione ipnotica della sequenza più citata nella storia del cinema la scena degli specchi in La signora di Shanghai. Sempre nell’Aula del Tempio un’installazione dedicata a Rosabella Rosebud immerge il visitatore nell’atmosfera di Quarto Potere mentre la chapelle dedicata al Caffè Torino si trasforma nello studio radiofonico della RKO dal quale Welles nel 1938 aveva spaventato i radioascoltatori con la sua La guerra dei mondi . La mostra si sviluppa sulla rampa elicoidale ed è suddivisa in 5 aree tematiche 1915 1939 Wonder Boy 1941 Quarto Potere 1942 L’inizio dei guai 1947 1968 Una star in Europa 1969 1985 Un re senza regno che e offrono uno sguardo approfondito su una delle figure più innovative e controverse della storia del cinema restituendo al pubblico la complessità di un artista difficile da incasellare.
dal: 1 apr, 2026 al: 1 nov, 2026
In occasione della mostra Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna visitabile fino al 28 giugno nella Citroniera di Ponente della Palazzina di Caccia di Stupinigi venerdì 27 marzo è in programma un incontro dedicato alla nascita dell’automobile e alle innovazioni tecniche che segnarono il passaggio dalla carrozza ai primi veicoli a motore. Il racconto si intreccia con la figura di Margherita di Savoia che durante la sua permanenza a Stupinigi visse in prima persona questa fase di transizione. Attenta alle innovazioni e alle nuove tecnologie la Regina utilizzò sia le carrozze tradizionali sia le prime automobili diventando testimone e protagonista dei modelli di mobilità tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Possedeva anche la patente di guida e una scuderia di tredici automobili ciascuna identificata con il nome di un uccello: Palombella Falco Falchetto Sparviero Aquila Alcione Condor Allodola Stornello e altri. L’incontro è a cura di Davide Lorenzone Conservatore e Responsabile del Centro di Conservazione e Restauro del Mauto Museo Nazionale dell’Automobile in dialogo con Marta Fusi direttrice della Palazzina di Caccia di Stupinigi.
dal: 18 mar, 2026 al: 28 mar, 2026
Intesa Sanpaolo presenta alle Gallerie d’Italia Torino dal 18 marzo al 6 settembre 2026 la mostra Nick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno a cura di Arianna Rinaldo un progetto espositivo dedicato a uno dei più importanti fotografi contemporanei attivi sui temi della crisi climatica e della distruzione ambientale. Avviata nel 2020 in piena pandemia The Day May Break è una serie globale in quattro capitoli che segna una nuova fase nella ricerca di Brandt. Il progetto ricalibra l’attenzione dell’artista su persone animali e ambienti colpiti dalla distruzione ambientale in aree del mondo che risultano tra le meno responsabili del collasso climatico ma che ne subiscono in modo sproporzionato le conseguenze. Per la prima volta alle Gallerie d’Italia Torino tutti e quattro i capitoli di The Day May Break sono presentati insieme in un percorso immersivo di 63 immagini di grande formato che restituisce una visione al tempo stesso dura e poetica di ciò che resta e di ciò che nonostante tutto può ancora offrire speranza. Il quarto capitolo della serie è stato commissionato da Intesa Sanpaolo a conferma dell’impegno della Banca sui temi della sostenibilità della responsabilità sociale e della cultura come strumento di consapevolezza. Michele Coppola Executive Director Arte Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo e Direttore Generale Gallerie d’Italia afferma: Le Gallerie d’Italia tornano a parlare di cambiamento climatico con un grande progetto di Nick Brandt. Presentiamo in anteprima a Torino la quarta tappa di un viaggio che per la prima volta viene svelato integralmente al pubblico. Quattro capitoli emozionanti che grazie alla bellezza e alla monumentalità di potentissime immagini aiutano a comprendere meglio le conseguenze della crisi climatica senza rinunciare a una possibile luce alla fine del giorno . Il museo di Piazza San Carlo continua ad ospitare lavori originali collaborando con i più importanti fotografi internazionali.
dal: 17 mar, 2026 al: 17 ago, 2026
Primo Incontro con il capolavoro a Palazzo Madama dal 5 marzo al 29 giugno 2026 con l’esposizione della Donna in blu che legge una lettera di Vermeer proveniente dal Rijksmuseum di Amsterdam. Si tratta di un nuovo ciclo espositivo dedicato ai grandi protagonisti della storia dell’arte antica e moderna. Per la prima volta Torino accoglie un dipinto di Vermeer: un’occasione straordinaria che offre al pubblico la possibilità di confrontarsi direttamente con uno dei vertici assoluti della pittura europea del Seicento. Non semplici prestiti eccellenti ma veri e propri progetti di approfondimento scientifico e culturale costruiti come dispositivi narrativi capaci di generare conoscenza stimolare il dialogo interdisciplinare e aprire nuove prospettive di lettura del patrimonio. L’esposizione propone una lettura di Vermeer e della sua opera non solo come maestro della luce e degli interni domestici ma come autore di una autentica pittura mentale esito di una rivoluzione ottica e concettuale che attraversa la cultura olandese del Seicento. Descrizione dell’opera: Interno giorno. Una giovane donna di profilo in abito da casa è intenta a leggere una lettera che stringe con entrambe le mani. Nella stanza si diffonde una luce fredda azzurrata forse filtrata da una finestra invisibile. Gli arredi sono essenziali: qualche sedia di legno scuro con borchie in ottone un tavolo coperto da un drappo sul quale sono appoggiate una collana di perle un foglio forse un’altra lettera e una cassetta aperta come se fosse appena stata rovistata. La ragazza che porta i capelli raccolti sembra incinta come suggeriscono la morbida rotondità del ventre e la casacca blu una beddejak una giacca da letto chiusa da piccoli fiocchi dello stesso colore. Alle sue spalle il muro è in parte coperto da una grande cartina geografica. La protagonista è completamente assorta nella lettura l’osservatore è escluso da questa scena privata sospesa in un silenzio denso. Nulla viene rivelato tutto resta trattenuto: le domande si affacciano senza trovare risposta. Cosa contiene quella lettera? Chi l’ha scritta? E perch la giovane stringe il foglio con così tanta forza?
dal: 5 mar, 2026 al: 12 dic, 2026
Dal 12 febbraio 2026 gli spazi di Camera Centro Italiano per la Fotografia di Torino accoglieranno Edward Weston. La materia delle forme la grande mostra organizzata da Fundaci n Mapfre in collaborazione con CameraTorino che dopo le tappe di Madrid e Barcellona approda per la prima volta in Italia. Con una selezione di 171 immagini molte delle quali vintage il percorso espositivo curato da S rgio Mah si configura come un’ampia antologia che ripercorre tutte le fasi della produzione di Edward Weston Illinois 1886 California 1958 e presenta una selezione delle prime edizioni dei libri pubblicati dall’autore nel corso della sua vita. Arricchisce la visita anche il cortometraggio The Photographer del regista Willard Van Dyke 26’ Stati Uniti 1948 per uno sguardo ravvicinato sull’ultimo periodo di attività di Weston che mette in luce il suo metodo di lavoro e il processo creativo. L’esposizione propone così una visione articolata ed estesa sull’eredità di una delle figure di spicco della fotografia moderna nordamericana. Un corpus che si pone come un contrappunto estetico e concettuale al modernismo delle prime avanguardie fotografiche europee. La mostra ripercorre l’evoluzione della ricerca fotografica di Edward Weston a partire dai primi lavori di impronta pittorialista caratterizzati da vedute impressionistiche temi pastorali ritratti espressivi e da un uso morbido della messa a fuoco e delle ombre. In questa fase iniziale emerge già il suo interesse per la fotografia come linguaggio creativo autonomo. I soggiorni in Messico tra il 1923 e il 1926 rappresentano una svolta fondamentale: qui Weston amplia il proprio repertorio tematico e si allontana definitivamente dal pittorialismo consolidando uno stile basato sul rigore tecnico formale e compositivo. Matura la consapevolezza che l’essenza della fotografia risieda nel momento dello scatto e nella capacità di osservare e scegliere trasformando soggetti comuni in immagini di forte intensità visiva.
dal: 11 feb, 2026 al: 11 mag, 2026
Alle Gallerie d’Italia Torino domenica 1 febbraio è l’ultimo giorno per visitare la grande mostra Jeff Wall. Photographs curata da David Campany. Jeff Wall è uno dei più significativi e influenti artisti fotografici oggi in attività: da oltre 40 anni si muove tra la messa in scena spettacolare e l osservazione documentaria realizzando immagini che esplorano ogni aspetto della società contemporanea. Jeff Wall Vancouver 1946 è uno dei più significativi e influenti artisti fotografici oggi in attività. Presentate a grandezza naturale le sue immagini sono tra le opere più celebri dell arte contemporanea. In mostra 27 opere tra le più importanti della fine degli anni Ottanta fino ai quadri più recenti ripercorrono lo sviluppo a più livelli del suo linguaggio artistico. Nel suo impegno per un arte della vita quotidiana Wall affronta le principali questioni sociali e politiche esplorando i modi complessi in cui esse plasmano le nostre vite. Le tematiche legate alla natura alla guerra al genere alla razza e alla classe permeano i suoi quadri che sono spesso enigmatici esattamente come le questioni da cui sono ispirate. La sua arte è influenzata dal lavoro di molti grandi fotografi e pittori ma anche dalla letteratura e dal cinema in particolare dal neorealismo italiano con il suo alternarsi di vita mondana e dramma.
dal: 30 gen, 2026 al: 2 feb, 2026
Con la Terza Risonanza in programma dal 29 ottobre 2025 al 1 marzo 2026 la Gam di Torino prosegue il suo percorso di indagine sui linguaggi dell’arte articolando un nuovo nucleo tematico che esplora l’incontro tra incanto sogno e inquietudine. L’incanto a cui qui si fa riferimento non è mai pacificato n puramente estetico: si alimenta di ambiguità di slittamenti percettivi di quelle crepe sottili che si aprono nella superficie del reale e ne svelano il lato più fragile misterioso o perturbante. Simbolo della Terza Risonanza la collettiva dal titolo Notti. Cinque secoli di stelle sogni pleniluni a cura di Fabio Cafagna ed Elena Volpato ripercorre la rappresentazione del notturno nell’arte figurativa dall’inizio del XVII secolo fino alla contemporaneità. L esposizione presenta un centinaio di opere provenienti da prestigiose istituzioni pubbliche e collezioni private d’Europa delle quali un nucleo consistente è parte delle collezioni della GAM. Figurano in mostra opere e documenti che hanno segnato la storia dell’arte e della scienza dal Seicento a oggi. Tra i principali nomi di riferimento: Galileo Galilei Maria Clara Eimmart Giuseppe Antonio Petrini Jules C sar Denis Van Loo Joseph Wright of Derby Antonio Canova Francisco Goya Giuseppe Pietro Bagetti Giovanni Battista De Gubernatis Ippolito Caffi Victor Hugo Odilon Redon Franti ek Kupka Franz von Stuck Wenzel Hablik Giacomo Balla Paul Klee Alberto Martini Giorgio de Chirico Alberto Savinio Felice Casorati Arturo Martini Pablo Picasso Marc Chagall Joseph Cornell Jackson Pollock Louise Nevelson Fausto Melotti Osvaldo Licini Sergio Romiti Titina Maselli Giulio Paolini Michelangelo Pistoletto Gino De Dominicis Vija Celmins Thomas Ruff Merlin James David Schutter. Si continua con l’omaggio a Linda Fregni Nagler Stoccolma 1976 a cura di Cecilia Canziani. L’artista utilizza il mezzo fotografico intrecciando ricerca collezionismo e un’indagine profonda sulla materialità dell’immagine. La sua pratica riflette sulle convenzioni iconografiche sui clich visivi e sull’uso delle immagini anonime costruendo dispositivi narrativi capaci di generare nuove riflessioni sul presente. Nell’isolare e conservare frammenti del visibile le immagini fotografiche raccontano la storia dello sguardo: testimoniano non solo ciò che mostrano ma anche i diversi modi in cui nel tempo abbiamo osservato il mondo. Nella fotografia presenza e assenza visibile e invisibile si inseguono rendendo ogni immagine un luogo di riflessione memoria e immaginazione. E ancora un’ampia antologica di Elisabetta Di Maggio a cura di Chiara Bertola e Fabio Cafagna a Lothar Baumgarten artista scomparso nel 2018 Intruso del 2025 infine è l’artista Davide Sgambaro.
dal: 28 ott, 2025 al: 7 apr, 2026