Lo spettacolo, in programma il 12 maggio, è tratto dal film con Jonathan Pryce e Anthony Hopkins
Dal cinema al palcoscenico con una storia commovente e che fa riflettere. Martedì 12 maggio 2026, alle ore 19.30, debutta al Teatro Gobetti lo spettacolo “I due Papi” di Anthony McCarten, da cui è tratto l’omonimo film del 2019 con Jonathan Pryce e Anthony Hopkins. L’allestimento italiano, nella traduzione di Edoardo Erba, è diretto da Giancarlo Nicoletti. Saranno in scena Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo, con la partecipazione di Anna Teresa Rossini e con Ira Nohemi Fronten e Alessandro Giova. Le scene sono di Alessandro Chiti, i costumi di Vincenzo Napolitano e Alessandro Menè, il disegno luci di David Barittoni. Lo spettacolo resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile di Torino fino a domenica 17 maggio 2026. Il drammaturgo e sceneggiatore neozelandese Anthony McCarten, noto al grande pubblico per i copioni di alcuni celebri film campioni di incassi (Bohemian Rhapsody, L’ora più buia, La teoria del tutto), firma un testo teatrale che racconta uno dei momenti più sorprendenti della storia recente: le dimissioni di Benedetto XVI e l’ascesa di Papa Francesco. Cos’ha spinto il Papa conservatore a rompere con la tradizione e a lasciare il posto a un riformatore, ex buttafuori nelle balere e amante del calcio? In questo incontro-scontro, fatto di tensione, ironia e inattesa complicità, si riflette sul senso del potere, della fede e dell’umana fragilità. Lo spettatore assiste a un dialogo serrato che, tra battute brillanti e momenti di profonda commozione, scava nelle paure e nelle speranze di due uomini chiamati a guidare milioni di coscienze.
👉 Note di regia di Giancarlo Nicoletti
«Quando ho visto per la prima volta la pellicola di Netflix sono rimasto stupito dall’efficacia e della cifra teatrale della scrittura di Anthony McCarten. Scoprire, da lì a poco, che il film era tratto da un testo teatrale dello stesso autore (sovrapponibile quasi del tutto alla sceneggiatura cinematografica), è stata una piacevole riconferma della prima impressione. La successiva lettura del testo della commedia mi stupiva nuovamente, perché la forza dell’incontro/scontro fra i due protagonisti – sullo sfondo di una vicenda storica che resterà probabilmente un unicum dei tempi contemporanei – all’interno della dimensione teatrale acquista, a mio avviso, una forza, un’urgenza e una capacità di penetrazione ancor più grande che al cinema. Perché il cuore di questo incontro e del dialogo fra Ratzinger e Bergoglio – che sia veramente avvenuto o meno non importa – ci riguarda tutti, in quanto uomini, trascendendo dalla dimensione religiosa o spirituale, e oltre il pruriginoso interesse che sempre suscitano le questioni vaticane.
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Lorenzo Peterson
15th August, 2019 at 01:25 pm