L’appuntamento è dal 31 marzo al 12 aprile al Teatro Regio di piazza Castello
Per la prima volta a Torino, al Teatro Regio dal 31 marzo al 12 aprile, arriva uno dei più intensi capolavori del teatro musicale del Novecento, presentato nella celebre produzione di Robert Carsen con scene di Michael Levine: i “Dialoghi delle Carmelitane”. L’opera creata nel 1997 per il Dutch National Opera di Amsterdam e diventata negli anni un punto di riferimento internazionale per la regia d’opera contemporanea. Sul podio dell’Orchestra e Coro del Teatro Regio debutta Yves Abel, direttore franco-canadese profondo conoscitore della partitura, che diresse già alla nascita di questa produzione nel 1997. Protagonista nel ruolo di Blanche de La Force è Ekaterina Bakanova, affiancata da un numeroso cast di solisti internazionali chiamati a ricoprire i sedici personaggi della locandina. Il Coro del Teatro Regio – che in quest’opera ha pagine memorabili – è preparato da Gea Garatti Ansini, recentemente nominata Maestro del Coro del Regio. La regia è ripresa da Christophe Gayral.
“Dialoghi delle carmelitane” è uno dei massimi capolavori del teatro musicale del Novecento. Andato in scena nel 1957, riscosse un certo successo, in verità per decenni ridimensionato dalla critica a causa del contenuto, considerato reazionario: da un lato perché la musica aderisce al tradizionale sistema tonale, pur con giochi di prestigio e alterazioni armoniche; dall’altro perché il libretto, tratto da una sceneggiatura di Georges Bernanos, narra di una storia vera dell’epoca del Terrore: sedici monache ghigliottinate nel 1794 a Compiègne per «aver tenuto raduni contro-rivoluzionari», dice l’editto che le condanna, in realtà perché semplicemente esistono, ossia per puro fanatismo. Ognuna delle religiose medita a suo modo sulla vita e sulla morte, tanto che i dialoghi che ne scaturiscono formano un vero e proprio conte philosophique; tra loro c’è chi, al momento supremo, vacilla e dubita, e chi, debole e inadatta alla vita all’inizio dell’opera, dimostra alla fine di saper affrontare a testa alta il supplizio. Il libretto, rapido e vario nelle scene, è messo in musica da Francis Poulenc con una forza e una capacità di emozionare che hanno pochi eguali.
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Lorenzo Peterson
15th August, 2019 at 01:25 pm