Ha compiuto 90 anni lo scorso 29 marzo ma le sue opere sembrano appena disegnate
In occasione del novantesimo compleanno (29 marzo) di Giorgio Griffa, la Fondazione Giorgio Griffa (via Oropa 28) a Torino presenta “Summer 69”, una mostra che torna a un momento fondativo della sua vicenda umana e artistica: l’estate del 1969. È allora che, a Torino, negli spazi della Galleria Sperone non ancora aperta al pubblico, si incontrarono Giorgio Griffa, Paolo Mussat Sartor e Gian Enzo Sperone. In quell’occasione informale, Paolo Mussat Sartor realizza una serie di fotografie che ritraggono Griffa mentre lavora alle sue tele o le dispone negli spazi della Galleria. Non si tratta di semplici documentazioni: gli scatti restituiscono l’intimità di una stagione irripetibile, catturando la concentrazione e insieme la leggerezza del gesto, nel clima di una Torino attraversata da grandi fermenti. È un momento sospeso, intimo e magico, in cui la ricerca dell’artista – maturata nel corso degli anni Sessanta — trova una formulazione pienamente consapevole.
L’esposizione riunisce alcune delle tele che compaiono negli scatti del 1969, presentate nell’Art Space della Fondazione accanto a una selezione delle fotografie originali di Sartor. L’accostamento permette di ricostruire il dialogo tra opera e immagine, tra il tempo della creazione e quello della memoria, restituendo al visitatore la densità di quell’istante creativo. Impronte di spugna, di pollice, di pennello. Olio per l’ultima volta; e poi acrilico, pastello e grafite. Colore steso con i pennelli, ma anche con la spatola o con il dito pollice, su tele grezze, libere o liberate dal telaio. Segni primari. Il ritmo e il gesto umile e millenario di stendere e ripiegare la tela. La mostra riunisce 10 lavori storici realizzati tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, testimonianza di un passaggio cruciale nella pratica dell’artista, segnato da un’intensa fase di sperimentazione tecnica e linguistica. In questi anni Griffa esplora diversi strumenti e modalità di applicazione del colore: accanto all’uso del pennello compaiono impronte di spugna, come in Spugna (1969), o del pollice, come in Pollice (1968), o ancora l’utilizzo della spatola in opere come Spatole bianche (1969). Prima di adottare definitivamente l’acrilico, Giorgio Griffa era solito utilizzare anche la pittura a olio; in mostra è presentato uno degli ultimi lavori realizzati con questa tecnica, Policromo verticale (1968). In Linee orizzontali (1968) si vede invece l’utilizzo del pastello. Oltre alle caratteristiche tele utilizzate da Griffa, sono esposte alcune opere intelaiate. Tra queste Pollice (1968), realizzata quando l’artista faceva ancora uso del telaio; e Monocromo (1968), inizialmente intelaiata è stata successivamente liberata dal supporto, in linea con la scelta che diventerà poi centrale nella pratica pittorica dell’artista. A completare la mostra, otto tele realizzate nei primi mesi del 2026 esplorano nuovamente il ciclo pittorico Segno e Campo. A quasi sessant’anni di distanza dall’estate del 1969, queste opere testimoniano una ricerca viva che attraversa più di mezzo secolo e continua a interrogare lo spazio, il tempo e il senso stesso del dipingere. Il percorso include infine due nuove fotografie realizzate da Paolo Mussat Sartor nel 2026, che ritraggono Giorgio Griffa nel suo studio, esattamente cinquantasette anni dopo le immagini del 1969.
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Lorenzo Peterson
15th August, 2019 at 01:25 pm